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| Poliambulatorio specialistico |
| Andrologia |
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| Responsabile |
Dott. Nicola Caretta
Medico Chirurgo
Master Universitario in Andrologia
Specialista in Geriatria
Dottore di ricerca in Farmacologia
Diagnostica Ecografica |
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Andrologia significa: specialità che riguarda l'uomo, poichè il prefisso andro- deriva dal greco anhr
(anèr), che indica il maschio come identità di genere, e quindi andrologia significa specialità medica che
riguarda la patologia dell'uomo e in particolare del sistema genitale.
INFERTILITA' MASCHILE
In passato si riteneva che la mancanza di concepimento dipendesse soprattutto dalla donna. Gli studi condotti
negli ultimi anni hanno invece dimostrato che almeno nel 50% dei casi è l'uomo ad avere una ridotta
capacità riproduttiva.
Si può distinguere tra infertilità maschile primaria, quando l'uomo non ha mai fecondato alcuna donna, e
infertilità maschile secondaria, quando l'uomo ha già fecondato una donna (partner attuale o precedente). In
questo secondo caso, normalmente le chance di recuperare la fertilità sono maggiori rispetto all'infertilità
primaria.
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Epidemiologia:
Secondo una stima dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 10-20% delle coppie nei paesi
industrializzati soffre di problemi di fertilità.
Per quanto riguarda in particolare l'infertilità maschile in Italia, un dato certo è che, nonostante negli ultimi
anni gli uomini abbiano preso maggior coscienza del loro ruolo primario nelle difficoltà legate al concepimento,
la quasi totalità (90%) non fa prevenzione e non consulta l'andrologo preventivamente, dato oltremodo allarmante
tenendo conto che la maggior parte dei casi di infertilità maschile hanno origine da patologie uro-genitali, che
in diversi casi si possono prevenire o curare.
Un secondo dato preoccupante è che ben il 50% degli uomini italiani non si sottopone a visita andrologica nemmeno
a seguito di una diagnosi di infertilità.
Sebbene l'infertilità maschile diventi oggetto di attenzione da parte degli uomini solo nel momento in cui
cercano un figlio, i problemi che potranno portare ad alterazioni riproduttive possono sorgere fin da bambini.
Si stima infatti che il 50% dei giovanissimi soffra di affezioni genitali. Durante la visita di leva si scopriva
che il 10-20% dei ragazzi soffriva di varicocele. Intorno ai 18 anni, 1 ragazzo su 2 è a rischio infertilità.
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Fattori di rischio:
Sono numerosi i fattori di rischio che possono influenzare negativamente, per tutto l'arco della vita di un uomo,
la sua capacità riproduttiva, determinando situazioni di infertilità transitorie o definitive. Tra i principali
ricordiamo:
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Febbre
Quando la febbre supera i 38,5°C può alterare la spermatogenesi per un periodo fra i 2 e i 6 mesi
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Terapie antitumorali
Alcuni tumori e il loro trattamento possono avere un effetto soppressivo sulla fertilità. L'arresto definitivo
della spermatogenesi può essere causato dall'irradiazione in zona genitale o da farmaci antitumorali (es. agenti
anchilanti).
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Trattamenti chirurgici
Una depressione temporanea della spermatogenesi può verificarsi a seguito di un intervento chirurgico (soprattutto
se effettuato in anestesia generale) e durare 3-6 mesi. Alcuni interventi sull'apparato genito-urinario possono
determinare in alcuni casi una riduzione definitiva della fertilità.
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Infezioni urinarie
Episodi ricorrenti e trattamenti inadeguati possono essere associati a danni testicolari e epididimari per
reflusso ascendente con conseguente scarsa qualità del liquido seminale.
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Malattie trasmesse sessualmente
Alcune malattie a trasmissione sessuale, quali la sifilide, la gonorrea, le infezioni da Chlamydia trachomatis,
Lymphogranuloma venereum e il virus HPV, possono rappresentare fattori di rischio per la fertilità. Occorre
indagare durante l'anamnesi del paziente il numero di episodi, il trattamento e i mesi trascorsi dall'ultimo
episodio.
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Epididimite
Anche un'infiammazione dell'epididimo rientra tra i fattori di rischio. L'epididimo è una formazione allungata
posta lungo il margine posteriore del testicolo, i cui dotti allungati servono per il deposito, il transito e la
maturazione degli spermatozoi. Si deve distinguere tra epididimo-orchite (dolore acuto, grave e generalizzato) e
epididimite cronica (dolore subdolo, episodico, solo talora ben localizzato e ricorrente).
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Orchite postparotitica
L'orchite è solitamente associata alla parotite (orecchioni), ma può comparire anche in caso di infezioni virali
da coxsackie o herpes e più raramente forme batteriche.
La parotite prima della pubertà, così come la parotite che non determina orchite, non interferiscono con la
fertilità e non sono quindi considerati veri fattori di rischio.
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Varicocele
La dilatazione venosa associata al varicocele si associa talora all'infertilità, ma non è ancora noto il rapporto
causa/effetto delle due condizioni. Rispetto all'influenza sulla fertilità del varicocele, è necessaria
un'anamnesi molto approfondita del paziente.
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Criptorchidismo
La ritenzione testicolare monolaterale o bilaterale influenza in modo variabile la fertilità, a seconda del tipo
di patologia, della sua durata nel tempo, del momento e del tipo degli interventi effettuati per correggerla.
L'intervento precoce prima dei due anni è oggi ritenuto indispensabile.
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Traumi e torsioni testicolari
Sono fattori di rischio in particolare i casi accompagnati da danno tissutale, come l'ematoma scrotale,
emospermia, ematuria, atrofia testicolare conseguente al trauma. Per quanto riguarda i microtraumi, solitamente
più comuni, non è nota la loro azione.
Tra i fattori che incidono sulla difficoltà di un uomo ad avere figli, oltre a quelli fisiologici, ci sono anche
lo stress, i fattori ambientali (inquinamento) e gli stili di vita scorretti (abuso di alcool, fumo, uso di
droghe, eccesso di caffè).
Alcuni di questi fattori si presentano più frequentemente in età specifiche.
Ad esempio:
• Prima del concepimento: Uso di farmaci da parte della madre
• Fino ai 10 anni: Criptorchidismo, chirurgia erniaria
• Fino ai 20 anni: Torsioni del funicolo (insieme di vasi e legamenti che sostengono il testicolo nella borsa
scrotale), traumi, orchite postparotitica, steroidi anabolizzanti
• Fino ai 30 anni: Infezioni genitali, varicocele, orchiepididimite
• Fino ai 50 anni: Uso di farmaci, patologie professionali, abusi di alcool e fumo
• Dopo i 50 anni: Patologie prostatiche, infezioni urinarie
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DISFUNZIONE ERETTILE
La disfunzione erettile è l'incapacità dell'uomo di ottenere e/o mantenere una sufficiente erezione del pene sia
per la propria che per la necessità del/della partner nell'ambito della gestione del rapporto sessuale. Tale
fatto può verificarsi saltuariamente e senza indurre problemi psicologici o gestionali, ma quando si ripete più
volte e il difetto erettile diventa più importante per qualità e/o quantità allora si attivano le problematiche
con essa connesse. La disfunzione erettile frequente induce sia questioni emotive che di relazione e spesso
induce la riduzione dell'autostima con un rafforzamento dei processi disfunzionali. Le cause sono numerose e
diverse e non tutte sempre chiare o semplici da dimostrare e quindi trattare. La disfunzione erettile peraltro
non è la conseguenza inevitabile dell'invecchiamento.
L'incidenza della disfunzione erettile è di circa il 10% della popolazione occidentale generale, ma arriva al 50%
nell'età compresa tra i 40 ed i 70 anni. Purtroppo la questione viene affrontata adeguatamente solo da una
piccolissima parte degli uomini interessati in tutte le età ed in particolare negli uomini giovani, sia per
minimizzazione che per timore o vergogna. Questo atteggiamento porta spesso al peggioramento del quadro
complessivo che invece spesso può essere risolto anche abbastanza facilmente, se non sempre rapidamente, dopo la
accurata diagnosi delle cause.
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Le cause della disfunzione erettile
La disfunzione erettile ha cause organiche e psicologiche, entrambe agenti separatamente o in concorso tra loro o
in differenti successioni temporali, anche sovrapponendosi le une alle altre.
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Malattie Vascolari
La disfunzione endoteliale e l'arteriosclerosi, ovvero l'irrigidimento e la restrizione delle arterie, causa la
riduzione del flusso del sangue nella rete vascolare corporea, ma anche solo nelle arterie di apporto al pene,
che porta alla riduzione dell'afflusso di sangue al pene e quindi all'impotenza erettile. E' connessa all'età e
pertanto è la ragione dell'impotenza in circa il 60% degli uomini con più di 60 anni; tuttavia ci sono condizioni
comportamentali che possono favorirla anche in soggetti molto più giovani, quali spesso sono i fumatori. I
fattori di rischio maggiore in ordine di più importante azione sono il fumo, il diabete, l'ipertensione,
l'ipercolesterolemia. Si stima che la disfunzione erettile possa comparire circa tre anni prima di un evento
cardiovascolare maggiore.
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Diabete
Questa malattia è dovuta alla carenza di insulina o al suo errato impiego da parte dell'organismo, per cui il
livello di glucosio (il principale zucchero che l'organismo impiega e che circola nel sangue) nel sangue è alto e
le cellule lo usano poco e male; la conseguenza è che i vasi, soprattutto quelli piccoli, si alterano riducendo
il flusso di sangue e la conduzione degli stimoli nei nervi si altera impedendo la attività regolativa anche
dei nervi che governano l'erezione
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Farmaci
Esistono numerosi farmaci che inducono direttamente o indirettamente le disfunzioni dell'erezione, compresi
quelli per la cura dell'ipertensione, le patologie cardiovascolari, gli antidepressivi ed i tranquillanti, i
sedativi, oltre ovviamente l'impiego continuo degli alcoolici, del fumo e delle droghe che nel medio-lungo
periodo di tempo produce lesioni neurovascolari.
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Squilibri Endocrini
Sono poco frequenti (meno del 5%) le cause ormonali responsabili delle disfunziooni erettive. La carenza del
testosterone, meglio della sua forma attiva il diidrotestosterone (DHT), è molto rara e deve essere consistente
(il livello ematico del testosterone deve essere minore di 2 ng/ml, del DHT minore di 30 pg/ml) può indurre la
riduzione della libido (il desiderio sessuale) e della conseguenza risposta erettile. L'eccesso stabile di
prolattina (oltre i 30 ng/ml in condizioni di rilasamento e assenza di assunzione di farmaci) induce la riduzione
della risposta erettile con un meccanismo neurale ed endocrino abbastanza complesso.
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Cause Neurologiche
Le lesioni del midollo spinale e le lesioni cerebrali, a causa dell'interruzione dei circuiti di controllo
dell'erezione e degli stimoli sensoriali è responsabile, nei soggetti interessati e quando non sussitano anche
altre cause, della disfunzione erettile. Tra queste le più frequenti sono comunque patologie gravi quali la
paraplagia, l'infarto cerebrale, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson e di Alzheimer.
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Traumi e Chirurgia Pelvica
I traumi della regione lombosacrale e pelvica possono indurre lesioni nel midollo spinale corrispondente e nella
rete neuronale pelvica cosicché, sia in modo temporaneo che definitivo, si determina la disfunzione erettile.
Analogamente può accadere alla rete vascolare una riduzione del sangue in afflusso (arterioso) con aumento del
sangue in deflusso (venoso). Gli interventi chirurgici al colon, in particolare al retto-sigma, alla prostata,
alla vescica possono indurre lesioni alla rete neurovascolare pelvica con la conseguenza della disfunzione
erettile: ciò può accadere per inevitabili ragioni tecniche o per carente cura nel preservare tale rete,
tantoché la tendenza attuale è quella di cercare di conservarla il più possibile anche se non sempre è
possibile o se la reazione riparativa postchirurgica riesce ad evitare il danno; i danni temporanei possono dare
difetto dell'erezione per circa 2 anni regredendo totalmente o parzialmente anche in tempi minori. La cistectomia
e la prostatectomia radicale conseguenti al cancro rimuovono i circuiti nervosi di controllo dell'erezione, ma
non quelli relativi all'induzione dell'orgasmo, cosicché pur mancando la prima, non diviene carente il secondo,
se non per ragioni psicodinamiche.
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Malattia di Peyronie
E' una poco frequente o rara condizione infiammatoria di natura non chiara (microtraumi ripetuti, reazioni
auto/disimmuni, alterazioni metaboliche locali) che produce riparazioni cicatriziali retrattive che rendono
rigida la zona interessata dei corpi cavernosi impedendone l'espansione erettile; quando è localizzata in una
piccola area induce ipercurvatura con concavità dalla parte della lesione; quando più estesa induce un difetto
nell'espansione del/dei corpi cavernosi e relativa disfunzione erettile. La rigidità può indurre anche un
consistente dolore anche per lesioni piccole che generano disfunzione erettile di tipo protettivo.
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Insufficienza Venosa
Quando le vene ed il loro sistema di valvole non sono in grado di trattenere il sangue nel pene, l'erezione si
attiva, ma non rimane stabile. Le ragioni di tale effetto sono dovute a lesioni venose determinate da cause
diverse sia organiche che psicodinamiche.
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Congestione Pelvica
La rete venosa pelvica drena il sangue dal retto-sigma, dai testicoli, dalla prostata, dalla vescica ed è una
rete di sfogo delle tensioni venose dell'addome superiore (fegato e milza in particolare). I processi
disfunzionali ed infiammatori di tali organi, in particolare del retto-sigma e della prostata inducono,
generalmente sui tempi medi, la congestione venoso-linfatica dell'area con determinazione dello squlibrio
circolatorio e dei meccanismi di drenaggio cosicché si attivano stimoli protettivi e meccanismi di carente
tenuta venosa che portano alla disfunzione erettile o al suo opposto acuto (erezione persistente con trombosi
dei corpi cavernosi, il priapismo) che poi rievolve in insufficienza venosa. Alla disfunzione erettile può
essere associata la presenza di emorroidi.
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Cause Psicologiche
La depressione, i sensi di colpa, le preoccupazioni, lo stress, l'ansia concorrono ad inibire la risposta
erettile e della libido (desiderio sessuale). Frequentemente ciò è dovuto alla comparsa di disfunzione erettile
per una o più delle cause precedenti, attivando il quadro persistente di disfunzione erettile da paura per la
prestazione… una specie di circuito che tende a chiudersi su sé stesso. Tale situazione finisce per amplificare
le vere ragioni della disfunzione erettile.
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IPOGONADISMO
Il testosterone (T) viene prodotto nelle isole di Leydig, da una popolazione (cellule di Leydig) che, seppur
minoritaria (3% della popolazione totale del testicolo), è molto specializzata (contiene gli enzimi per la
steroidogenesi). Nelle isole di Leydig vengono prodotte fino a 22.000 nmoli di testosterone al giorno. Il T
agisce localmente mantenendo la produzione di semi da parte dei tubuli seminiferi e anche a distanza in tutto il
corpo, tramite l'esportazione via sangue refluo dal testicolo (vene spermatiche) e la circolazione sanguigna
sistemica. Il T può raggiungere tutti i distretti periferici sensibili, cioè quelli che espongono il recettore
per il T. E' il recettore per il T che ne permette l'azione biologica. Nella circolazione sanguigna sono presenti
da 12 a 40 nmoli di testosterone per litro di sangue (12-40 nmol/L o 12-40 nM). Il T è circa 10-100 volte più
elevato nella circolazione maschile che femminile, ed è essenzialmente questa differenza che definisce le
maggiori diversità fra i due sessi.
L'attività delle isole di Leydig è prevalentemente controllata dalla gonadotropina ipofisaria LH.
Il T ha funzioni diverse in diversi momenti della vita:
1) Durante la vita fetale differenzia i genitali esterni verso l'aspetto (fenotipo) maschile. In sua assenza si va
automaticamente verso il fenotipo femminile.
2) Alla pubertà definisce ancor di più le differenze fra i due sessi (inizio spermatogenesi, cambiamento della
voce, distribuzione dei peli e del grasso, trofismo di genitali esterni e interni, trofismo di ossa e muscoli,
tipologia del carattere, idea della sessualità)
3) Nella vita adulta mantiene, almeno in parte, i cambiamenti avvenuti alla pubertà (alcuni caratteri sono però
irreversibili, quali il timbro della voce).
Nella pratica corrente il termine di ipogonadismo sottende obbligatoriamente la deficitaria produzione di T
(ipogonadismo=ipotesteronemia).
I sintomi da ipogonadismo (deficiente produzione e/o azione del testosterone) dipendono da quando si è instaurato
l'ipogonadismo: saranno molto gravi (uomo che sembra donna) se verificatosi nella vita fetale, gravi se iniziato
prima della pubertà (mancata pubertà e aspetto eunucoide) e molto più sfumati se l'ipogonadismo è iniziato dopo
la pubertà.
Sintomi dell'ipogonadismo nella vita adulta:
1) Ridotta/assente fertilità (può non interessare, specialmente in età più avanzate)
2) Ridotto desiderio sessuale (e conseguentemente ridotta vita sessuale)
3) Minore trofismo osseo (fino a osteoporosi) e muscolare (astenia)
4) Riduzione del tono dell'umore (minore aggressività, sfumata depressione)
5) Rarefazione dei peli corporei e della crescita della barba
6) Modesta anemia.
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Tipi di ipogonadismo
L'ipogonadismo può dipendere da:
1) Mancanza di stimolo dall'ipofisi (ipogonadismo ipogonadotropo). L'ipofisi non comanda e il testicolo non
produce.
2) Mancata risposta del testicolo (ipogonadismo ipergonadotropo). L'ipofisi comanda ma il testicolo non
produce.
3) Mancata risposta dei tessuti bersaglio (insensibilità al testosterone). L'ipofisi comanda, il testicolo
produce, ma il recettore per il testosterone non funziona.
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Diagnosi di ipogonadismo
Quando il testosterone, misurato almeno due volte nel sangue circolante, è francamente ridotto (minore di 7 nM) o
quando è leggermente ridotto (minore di 10 o 12 nM) siamo in presenza di sintomi da ipogonadismo.
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Prevalenza dell’ipogonadismo.
Nell’adulto l’ipogonadismo (definito come T minore di 12 nM) colpisce una frazione consistente della popolazione
generale, in genere con una leggera maggiore prevalenza nella terza età. I risultati preliminari di uno studio
tuttora in corso sull’invecchiamento sovvenzionato dalla Comunità Europea, chiamato EMAS (European Male Aging
Study) e svolto in diversi paesi europei, indicano, su un campione randomizzato di circa 1000 persone sane di
età maggiore di 40 anni, una prevalenza di circa il 6% di ipogonadismo. Spesso, visti i sintomi sfumati, la
popolazione non si accorge di essere ipogonadica, e si rivolge al Servizio Sanitario prevalentemente quando sono
presenti sintomi di disfunzione sessuali o osteoporosi. Infatti in un campione di circa 1300 pazienti che
lamentano disfunzioni sessuali, è circa 5 volte superiore (25-30%) a quello riscontrato nella popolazione
generale (studio EMAS) e tende ad aumentare significativamente con la senilità. Questo vuol dire che è la
presenza di sintomatologia che riguarda la sfera sessuale che prevalentemente spinge il paziente ad andare dal
medico.
I sintomi sessuali legati all’ipogonadismo sono la ridotta presenza di desiderio sessuale e la conseguente
riduzione dell’attività sessuale.
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Cause e fattori di rischio
Le cause e i fattori di rischio per l’ipogonadismo sono molteplici e vi possono concorre tanto malattie
primitivamente coinvolgenti l’ipofisi, quanto quelle coinvolgenti il testicolo. Dall’analisi del rischio relativo
di avere ipogonadismo in una popolazione sintomatica risulta che i maggiori contribuenti all’ipogonadismo sono
nell’ordine:
1) una diminuita attività dell’ipofisi con ridotto LH: rischio relativo 4.1 (1.7-10)
2) l’obesità, o almeno il sovrappeso (BMI >25): rischio relativo 3.4 (2.4-4.8)
3) l’età avanzata: rischio relativo 1.8 (1.3-2.3).
Mentre il primo e il terzo di questi fattori sono scarsamente modificabili, l’obesità lo è, anche se dai dati
provenienti dai paesi altamente industrializzati, questo fattore è in continua, imponente crescita. I meccanismi
con cui l’obesità si associa all’ipogonadismo sono per lo più sconosciuti, ma è probabile che l’insulina o altri
fattori ormonali rilasciati dal tessuto adiposo possano avere un ruolo regolando la produzione ipofisaria di LH.
Anche il diabete, infatti, si associa ad una maggiore frequenza di ipogonadismo e pazienti diabetici hanno circa
il doppio di probabilità di divenire ipogonadici.
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| PRESTAZIONI |
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visita andrologica
Infertilità maschile, disfunzione erettile, ipogonadismo, infezione tratto urogenitale, varicocele
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prevenzione andrologica
Si propone di offrire ai ragazzi di due fasce d’età significative, all’inizio e al termine dello sviluppo, un
incontro con uno specialista andrologo e delle visite. La prevenzione mira a fornire ai ragazzi la possibilità di
tutelare la propria salute riproduttiva e sessuale e anche, attraverso un’accresciuta consapevolezza, a prevenire
la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse e le gravidanze indesiderate. Le visite di screening
permettono di fare emergere quelle patologie subcliniche e asintomatiche che insorgono per lo più nel periodo
puberale e che, se trattate tempestivamente, sono passibili di completa risoluzione.
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| ecografia prostatica per via transrettale |
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| ecografia vescica-prostatica |
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| ecocolordoppler scrotale e testicolare |
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| ecocolordoppler penieno a riposo e dopo stimolazione farmacologica |
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| agoaspirato testicolare con esame citologico |
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